Renato Mazza

L’Arch. Renato Mazza sottolinea che l’esecuzione artistica è una concreta realizzazione di un idea che esprime l’origine dell’emozione della vita nel mistero del suo svolgersi nella forma più bizzarra ed immediata. La stessa forma di astrattismo non viene rifiutato ma si sostituisce al punto di partenza moralmente valido per le esigenze spontanee dell’espressionismo. Renato Mazza è il pittore che rende realistica e verosimile un’immagine attraverso le emozioni.

Nasce nel 1954 a Calanna di Reggio Calabria, da una nota famiglia di mercanti calabresi amanti della musica classica e delle arti figurative. Fin da ragazzo, ritiene che la pittura abbia una funzione magica ed impulsiva destinata a propiziare immagini eloquenti, comprensibili ed emozionali.

All’inizio degli anni ’70, completati gli studi liceali, si trasferisce a Roma dove si Laurea presso la Facoltà di Architettura di Villa Giulia, con una tesi in cui si scorgono numerosi elementi connaturati alla natura ed al dipingere realistico.

Negli anni ’80, dopo aver presentato le prime mostre nelle Gallerie d’arte della Capitale e di Reggio Calabria, aderisce al movimento pittorico denominato “Emozionismo”, costituito da un gruppo di pittori capitolini operanti in Piazza Navona, tra questi Francesco Mancini e Franca Asciutto. Scopo di questi artisti contemporanei è quello di creare deliziosi dipinti realistici, all’aperto e dal vero, e provocare nel pubblico un piacere partecipativo nella realizzazione delle opere. Più precisamente di rivelare, all’osservatore, l’azione del corpo e della mente dell’artista, mentre ci si sottopone alla gioia di dipingere. Un modo di pensare e di agire che da luogo a una struttura immaginativa composita ideale, in cui le forme dai contorni sfumati, la materia e il colore sono usati per creare uno schema ideativo all’interno dell’opera. In tale contesto, osserviamo che il gruppo di immagini principali raffigurate sulla tela, risponde alla realizzazione del piacere e all’equilibrio visivo di una scena complessa e articolata, dimostrando di saper comporre immagini avvincenti e deduttive, sia per il pittore, sia per chi ama la natura. Questi dipinti realisti-naturalisti di Renato Mazza, sono sempre in grado di cogliere l’atmosfera della luce naturale “en plein air”, cara ai pittori francesi impressionisti di fine Ottocento. Contribuisce, poi, alla realizzazione di queste opere, sia l’atmosfera della luce reale che l’impiego di impasti del colore diversificati, imposti con trepide spatolate e singolari pennelli e rulli sferici; piccoli strumenti ideati dall’artista con la tecnica denominata “flash art”, per via dei costanti bagliori di luce che provocano le composizioni.

Altri aspetti meramente indicativi del corpus pittorico dell’artista, sono i soggetti mitologici, ritratti come figure di guerrieri Attici (con cavalli e scudi tondeggianti), personaggi resi famosi da Omero. Dipinti originali che riportano uno stile elegante e sobrio, proprio degli scrittori greci.

Altri temi del versatile pittore Renato Mazza, ormai romano di adozione, sono quelli raffiguranti eleganti figure femminili dal volto appena accennato, dove l’immagine stilizzata ha una sua formulazione teorica, chiaramente connessa allo stato d’animo del pittore. Più in particolare, si tratta di giovani modelle dell’Accademia romana, dipinte in funzione di un neoespressionismo boccioniano, speculare al dinamismo e alla simultaneità che deriva da un’originale lettura e interpretazione delle teorie di Henri Bergson, filosofo francese della cultura del Novecento, che sostiene che l’intuizione interna è un tempo astratto che possiede tutti i caratteri dello spazio.

Le opere di Renato Mazza presentano alcune contaminazioni stilistiche, con sintesi futuriste, informali e astrattizzanti. Nei dipinti, infatti, l’aspetto futurista appare coincidere con l’elemento plastico e cromatico di Boccioni, mentre quello informale si associa con le connotazioni di non riconoscibilità dei valori razionali. Un evidente rifiuto della ragione pittorica – creativa, che sul piano linguistico si traduce in una negazione della forma, sia essa figurativa, sia non figurativa, e trova nella filosofia fenomenologica il mezzo di riconoscibilità dell’esperienza dell’artista romano. Dove il singolare linguaggio compositivo è investito dal tempo e dalla memoria, i mezzi quotidiani di espressione tecnica, come la linea, il colore e la figura, perdono il loro significato di rappresentazione formale, per divenire elementi espressivi di grande capacità comunicativa o visionaria.

Recentemente il pittore, nel corso della sua naturale evoluzione artistica, con il metodo della ricerca spaziale, ha realizzato, anche dipinti geometrici, con preminenti colori primari (giallo, rosso, blu), tinte che sembrano galleggiare sulla tela, sottoponendo le forme espresse a fenomeni di prospettiva, profondità e soprattutto dinamicità. I dipinti irrituali, poi, per taluni riferimenti cromatici sono ricondotti ad interazioni “decorative”, che per la presenza di moduli, matrici e bagliori luminosi, costituiscono interazione di emozioni artistiche.

Comunque e dovunque l’artista dipinge, compreso l’astrattismo, le opere appaiono interessate da una sapiente tecnica del disegno ornato, mezzo espressivo di rappresentazione grafica del pensiero dell’uomo e delle sue sensazioni, soprattutto per la presenza, in ogni dipinto, di un baricentro e di un eccellente equilibrio formale e volumetrico. A queste preziosità tecniche, fanno seguito una prospettiva singolare e una dinamicità esemplare, patrimonio culturale, tipico di quei pittori che disegnano un paesaggio, un oggetto o una figura dal vero.

Quest’ultima peculiarità compositiva è legata all’intensità della luce naturale che colpisce la superficie colorata dell’oggetto, dando luogo a immagini pittoriche di vivido chiarore, proprio e/o riflesso, in modo di conferire uno spazio agli ambienti e alle vedute. Una percezione luminescente che permette all’artista di enfatizzare le proporzioni degli scopi e della memoria visiva, strettamente legata all’immaginazione e alla magia.

I suoi dipinti sono esposti a Roma nella sua Atelier “eXtemporArt di via dei Sediari n.3, adiacente l’affascinante Piazza Navona e Pantheon, dove l’artista ha un’esposizione permanente e crea i suoi dipinti. Altre sue opere sono in permanenza nelle gallerie d’arte di New York, Los Angeles, Miami, Parigi Londra e in Italia Milano Firenze e Ferrara.

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